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L'essenza del teatro è contenuta in un mistero chiamato «momento presente». (Peter Brook)

Tra una sospensione e l’altra si apre l’incontro con l’alterità, si definisce la complessa relazione di ognuno, contraddittoria, ambivalente, con sé, con il mondo, con l’esistenza nelle sue conflittualità, nei suoi tradimenti, nelle sue insensatezze, nelle sue violazioni.
Intanto, l’attesa.

 

 

Lo spettacolo è frutto di un lungo lavoro di sperimentazione teatrale condotto dagli attori della compagnia Taliatitù. La compagnia, che ha sede a Firenze, è composta da otto attori, in prevalenza psicologi e psicoterapeuti di orientamento fenomenologico, con la regia di Luisa Lauretta.

La compagnia si muove su frontiere di ricerca mirate a metaforizzare il mondo interno e le sue complessità. Gli attori lavorano attraverso il riconoscimento e l'elaborazione delle proprie istanze interne, allo scopo di offrire al pubblico atti riflessivi, visioni intrapsichiche che permettano a ognuno di trascendere le fissità caratteriali e di sperimentare e rintracciare nuove configurazioni di senso.

Lo spettacolo propone una visione inedita del viaggio di Odisseo. L'idea di fondo è che nel poema omerico siano visibili due diverse intenzioni: quella della precarietà, dell’avventura, dello spaesamento, e quella che tende al recupero delle radici, che aspira a fondare la propria riconoscibilità attraverso l’adesione alla terra d’origine.
Queste due diverse tensioni sembrano metafora delle tensioni interne che attraversano l’umano e nello spettacolo sono personificate da due Odissei che si relazionano al viaggio e approdano a Itaca con due differenti intenzioni.
Al contempo i compagni di Odisseo, così come i vari personaggi che incontra nel corso del suo viaggio, sono concepiti come parti, voci interne dello stesso eroe che da Troia salpa verso Itaca con una molteplicità interna che man mano si riduce, tanto da approdare in fondo al viaggio all'unità. A poco a poco, dunque, Ulisse diventa l'uomo senza popolo, uno e Nessuno...
L'eroe sa da Tiresia che una volta giunto a Itaca dovrà nuovamente moltiplicarsi e ripartire per nuove avventure (come testimonia tanta letteratura che ha preso avvio dal poema omerico). Sa che morirà apolide e che dovrà rinunciare al desiderio di appartenenza a un'unica patria, a un'unica dimensione esistenziale, così come i migranti che approdano oggi nelle nostre coste...

Ogni tappa del viaggio dell'eroe omerico (che nello spettacolo, per sottolineare la multiformità del percorso esistenziale, assume forma anche stilisticamente differente) è un'isola di esperienza, una tappa del viaggio iniziatico verso l'esplorazione di sé, verso la possibilità di aprirsi alla pluralità interna, alle differenze proprie e altrui rinunciando agli assetti monolitici.
La messa in scena si traduce così per il pubblico in un'esperienza multiforne di viaggio dentro di sé e dentro le proprie complessità esistenziali, per aprirsi all'ascolto di quegli aspetti intrapsichici che solitamente non hanno voce.

La compagnia teatrale

La "Compagnia Talìatitù", con la regia di Luisa Lauretta, è composta prevalentemente da psicologi e psicoterapeuti di orientamento gestaltico interessati ai processi del mondo interno e alla creatività dell'atto.

 

L'orizzonte entro cui si muove la compagnia è la ricerca espressiva di un nuovo linguaggio (ispirato al lavoro del regista lituano Eimuntas Nekrosius) che metaforizzi il reale per restituirlo al pubblico violato e trasfigurato.

 

Questo tradimento della realtà è, nelle intenzioni degli attori e della regista, una "praxis critica" del sistema attuale, per aprire negli spettatori spazi di libertà espressiva per una democrazia (non solo nel mondo interno) del pensiero e dell'atto.

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